Già nel 1981 Cronenberg aveva capito tutto del Futuro, ed in particolare l’avvento imminente di un mondo digitalizzato, popolato da esseri umani capaci di connettersi tra loro telepaticamente, in un modo che prefigura internet, il wi-fi, i social network e persino il controllo remoto tra dispositivi. Gli scanner non leggono la mente, ma creano un legame diretto tra sistemi nervosi, come se fossero reti neurali viventi, capaci di entrare anche nei computer, che nel film appaiono come prolungamenti del cervello umano. Il confronto tra il protagonista Cameron (scanner “buono”) e Revok (scanner “malvagio”, ovviamente interpretato dal villain per definizione degli anni 80 e 90, Michael Ironside) diventa quindi lo scontro tra due visioni del potere mentale. Su tutto, spicca il tema fondante dell’intera cinematografia di Cronenberg, il “superamento dell’umano”, che verrà indagato nei successivi Videodrome, eXistenZ, Crash e molti altri. Goduriosamente splatter, Scanners è insieme vintage e profetico, materico e astratto e straordinariamente pessimista (e ce ne voleva, per esserlo, negli anni 80…).