MANHUNTER

Raro esempio di thriller che affianca rigore visivo e riflessione psicologica, il film viene spesso ricordato per la prima comparsa di Hannibal «Lecktor», ma l’interesse maggiore è altrove: Mann costruisce due protagonisti speculari – il profiler Will Graham e il serial killer Francis Dollarhyde – e ne esplora le ossessioni attraverso lo sguardo e il desiderio. Mann coniuga minimalismo narrativo e stile iper‑estetico: blu sereni per la quiete domestica, verdi e magenta accesi per la psicosi urbana, musica elettronica dei Tangerine Dream a scandire il ritmo. Gli specchi, le superfici lucide e la tigre addormentata accarezzata da Reba sono immagini‑chiave di un cinema che riflette (letteralmente) sull’identità e sul desiderio.
Flop all’uscita, Manhunter è oggi riconosciuto come tassello fondamentale del noir anni ’80: riscrive le regole del poliziesco, anticipa Heat e dimostra che per combattere il male bisogna prima guardarlo — e guardarsi — in faccia.

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