
Horror di buona fattura, spesso raccapricciante e piuttosto lontano dai canoni dei prodotti mainstream, Bring Her Back lavora su archetipi classici – la madre mostruosa, la final girl disabile, la casa infestata dal lutto – ma li reinventa con una scrittura corporea fatta di autolesionismo, mutilazioni e consunzione fisica, preludio all’inevitavile follia. La tensione cresce attraverso dettagli inquietanti (memorabile la scena del melone e del coltello) e all’ottima prova di Sally Hawkins, genitrice inquietante e seducente. Decisamente non per tutti, ma notevole.