Primo film di Argento, che contiene già molti tratti distintivi del suo stile e della sua grammatica: il voyeurismo, l’ambiguità dell’immagine, l’assassino come figura disturbata da un trauma visivo, la contaminazione tra arti visive e narrazione thriller. Il film costituisce la matrice da cui si svilupperanno molte delle ossessioni e dei meccanismi ricorrenti nel suo cinema: l’indagine che procede più per illuminazioni improvvise che per logica deduttiva, la risoluzione legata a un’immagine rimossa e riaffiorante, i traumi che scatenano impulsi omicidi, la costruzione di un’identità attraverso oggetti, l’importanza dell’osservazione, il legame tra arte (non è solo scenografia ma agente attivo), violenza e natura e l’uso simbolico degli animali che inaugura un vero e proprio bestiario personale del regista. Per i dieci anni successivi, ci saranno un film meglio dell’altro, poi insomma…
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