XIAO WU

Primo film del maggiore autore cinese del secolo corrente, Jia Zhangke, che debuttò nel 1997 con questo omaggio al noerealismo italiano, ambientato però in una Cina moderna ma atemporale. Il film racconta la deriva esistenziale di un piccolo ladro rimasto indietro, mentre intorno a lui amici e conoscenti si sono reinventati in un’economia in trasformazione. Isolato e disilluso, Xiao Wu vaga senza meta finché un incontro sentimentale non sembra offrirgli una possibilità di riscatto — illusoria, come tutto nel suo mondo sospeso.
Girato con attori non professionisti, tra cui lo straordinario Wang Hongwei, il film è immerso in un tempo sfocato e indecifrabile. La Cina che vi appare è quella degli anni post-Mao e post-Tienanmen: contraddittoria, invasa dalla modernità tecnologica ma ancora segnata da un sottosviluppo strutturale evidente. La vita urbana e quella rurale si confondono in un paesaggio indistinto, dove domina una presenza costante e quasi opprimente dei media e delle forze dell’ordine. La macchina da presa segue Xiao Wu come un testimone silenzioso, partecipe ma non invadente, evocando modelli di cinema contemplativo e vagabondo, quello di Pasolini o Bresson. In Xiao Wu, il rumore di fondo della modernità — televisori, megafoni, clacson — non appartiene ai personaggi ma li attraversa, segno di un mondo che li ignora o li sovrasta. Jia Zhangke costruisce così un film che, a molti lustri di distanza, si può definire precursore, avendo la capacità di anticipare e raccontare molti dei problemi che affliggono la Cina ai giorni nostri.

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