THE FUNERAL

Alla morte del patriarca, la famiglia Wabisuke si riunisce nella casa rurale dove vivono la vedova Kikue e la figlia Chizuko, moglie di Wabisuke. Nei tre giorni di lutto si susseguono incombenze pratiche e rituali buddhisti, ma soprattutto riaffiorano memorie, tensioni sommerse e grotteschi contrasti familiari…
Come una lente d’ingrandimento, il lutto sospende il tempo e permette alla commedia umana di dispiegarsi in tutta la sua tragicomica verità.
Itami, nel 1984, all’esordio alla regia a cinquant’anni, trae ispirazione – pare – dal proprio vissuto personale. Satira sociale e riflessione sull’ipocrisia del cerimoniale convivono in un film scandito da giorni e da gesti: il manuale video da studiare per il corretto svolgimento del funerale, le dispute sui costi, le piccole meschinità dei parenti, l’arrivo dell’amante del protagonista – prorompente, rabbiosa, caricaturale – che in una scena tra l’onirico e il grottesco consuma un rapporto sessuale con Wabisuke nel giardino, mentre Chizuko si dondola su un’altalena.
La morte è presenza fisica e simbolica: la bara al centro della stanza, muta testimone, sembra osservare i vivi. Itami gioca con l’inquadratura bassa, come se a scrutare la scena fosse proprio il defunto, ridicolizzando le convenzioni e i personaggi, inclusi il fratello pedante del defunto e il sacerdote arrivato in Rolls Royce, più attratto dalle piastrelle del tavolo che dalla liturgia.
Un’opera di sottile ironia e disarmante umanità, sospesa tra sacro e profano, dolore e sarcasmo, ordine rituale e caos interiore.

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