BREVE STORIA DI UNA FAMIGLIA

Cina, oggi. Un adolescente provoca involontariamente una ferita ad un compagno di scuola e lo invita a casa sua per sdebitarsi, ma l’effetto sulle dinamiche familiari sarà devastante…
Ottimo, davvero ottimo l’esordio alla regia di Lin Jianjie, figlio di padri nobili: difficile non trovare in quest’opera frammenti di Hirokazu Kore’eda, Bong Joon-ho, Jia Zhangke, Michael Haneke e ovviamente di Pasolini, col che col suo Teorema, oltre sesssant’anni fa, mostrò quando possa essere destabilizzante l’arrivo di un estraneo a casa. Sullo sfondo si staglia un’allegoria della Cina contemporanea, attraversata dai riflessi della disuguaglianza sociale e dei mutamenti di politica demografica: dalla rigida “politica del figlio unico”, che nel film assume una risonanza dolorosa, alla nuova apertura natalista dello Stato. I nodi affettivi e le lacerazioni di questo nucleo familiare riflettono così le oscillazioni di un Paese in trasformazione, diviso tra desiderio di meritocrazia e paura di aprire varchi nella gerarchia sociale. Un’opera prima dal respiro già maturo, quindi, che sonda con inquietudine e compassione le dinamiche del desiderio, dell’appartenenza e della sostituzione.

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