
La bomba – Little Boy – non è solo una presenza distruttiva, ma una creatura mostruosa, un’emanazione dell’infanzia distorta, quasi un’antitesi incarnata del piccolo Gen. Il film di Masaki rifiuta ogni sublimazione lirica: il disastro è restituito con piglio documentaristico, attraverso una messa in scena cromaticamente violenta e un’animazione nitida, spietata, che si pone nel solco di un realismo grafico affine al neorealismo cinematografico. Barefoot Gen, a quasi mezza secolo dalla sua realizzazione, resta una pietra angolare del cinema d’animazione giapponese sulla memoria bellica, tanto più se confrontato con le numerose trasfigurazioni simboliche della catastrofe atomica nell’anime postbellico – da Astro Boy a Akira, da Conan a Nausicaä. Invece di proiettare l’incubo nucleare in futuri distopici o derive fantascientifiche, Masaki mantiene lo sguardo saldo sul reale e sulle sue ferite ancora aperte.