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A tre anni dal suo precedente e valido Barbarian, Zach Cregger ritorna nel panorama horror con un’opera che mixa la stregoneria a una riflessione socio-politica che richiama l’atmosfera dei classici di Stephen King. Molte idee sono ottime, in particolare quella di situare il film in quella provincia americana intrisa di normalità e violenza latente, dove l’essere umano si fa arma primigenia di un conflitto interiore ed esteriore. Meno azzeccata l’idea di moltiplicare per sei i punti di vista offerti dal film, che se da un lato ha senso per disegnare un mosaico umano più vicino a un dramma corale che al puro horror tradizionale, dall’altro fa perdere un po’ di mordente al pathos e alla pura efficacia emotiva. In ogni caso, un ottimo lavoro, almeno per gli standard americani attuali.

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