UNA SCONOSCIUTA A TUNISI

Una donna, creduta morta dopo un incidente, tenta di rifarsi una vita, ma i guai la seguono ovunque…
Seconda opera di di Mehdi Barsaoui (presentato in concorso a Venezia 2025) è un film che lavora sull’evidenza più che sulla sottigliezza, ma riesce ugualmente a colpire. Le forzature non mancano (impensabile anche nella Tunisia attuale che una persona non venga sgamata senza documenti, per di più se oggetto di indagini della Polizia) e lo stile è piano, classico, a tratti schematico: colpi di scena che seguono logiche meccaniche, personaggi distribuiti tra chi merita punizione e chi offre redenzione, con simbolismi visivi (il velo tolto, i cambi di abito e acconciatura) che ribadiscono con chiarezza il percorso di liberazione. Eppure, proprio questa semplicità conferisce al racconto una forza diretta e il film funziona come parabola civile e femminile, priva di ambiguità, forse poco raffinata ma capace di incarnare con immediatezza lo spirito di un Paese ancora in lotta per ridefinire sé stesso. Si fa notare la protagonista, Fatma Sfar.

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