MEMORIES

Classe 1995, Memories, già ai tempi, rappresentò un’opera di transizione: da un lato il ritorno di Katsuhiro Ōtomo dopo il trionfo di Akira, dall’altro l’ultimo splendore di un’animazione giapponese “classica”, destinata a essere sopravanzata dall’intellettualismo visionario di Ghost in the Shell e di Neon Genesis Evangelion, che nello stesso anno inaugurarono una nuova stagione. Il film si compone di tre episodi autonomi, accomunati soltanto da una collocazione temporale che spazia dal futuro al presente.
Magnetic Rose, scritto da Satoshi Kon e diretto da Kōji Morimoto, è un cupo e affascinante viaggio negli inganni della memoria: un palazzo barocco olografico custodisce le rovine di un passato illusorio e il ricordo fragile di una diva ormai spenta, in un connubio di malinconia e trompe-l’œil visivo, sublimato dalla voce di Maria Callas.
Stink Bomb, firmato da Ōtomo e Tensai Okamura, assume invece i toni grotteschi della satira antimilitarista: un giovane scienziato, trasformato in “arma biologica ambulante” dal proprio errore, diventa l’innocente innesco di un’apocalisse tragicomica, con echi kubrickiani del Dottor Stranamore.
Cannon Fodder, diretto interamente da Ōtomo, è infine un’allegoria distopica: in una società totalitaria ossessionata dal fuoco dei cannoni, la vita dei cittadini si riduce a ingranaggio bellico. Lo stile grafico ruvido e il gusto surreale colpiscono, pur restando al servizio di un messaggio satirico non privo di ridondanze.
Nel suo insieme, Memories è un trittico eterogeneo che alterna lirismo, sarcasmo e allegoria, fissando un momento di passaggio: un commiato dalla vecchia anima dell’animazione giapponese, sul crinale di un’epoca nuova.

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