MOBILE SUIT GUNDAM 0080:WAR IN THE POCKET

La guerra, osservata da lontano, si riduce spesso a un catalogo di atrocità e strategie, ma filtrata attraverso lo sguardo infantile assume contorni ingannevoli: gioco, curiosità, innocenza ignara dell’orrore reale. Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (OAV del 1989, prodotto per il decennale della saga) incarna esattamente questo ribaltamento di prospettiva, proponendo un racconto bellico che rinuncia alla retorica delle fazioni contrapposte per mostrare il dramma umano che ne scaturisce.
La vicenda si svolge nella colonia neutrale di Side 6, apparentemente al riparo dal conflitto della Guerra di un Anno. Qui vive Alfred “Al” Izuruha, un bambino di nove anni ossessionato dai Mobile Suit, che considera le battaglie tra Zeon e Federazione alla stregua di un passatempo avventuroso. L’impatto con la realtà avviene quando un’unità Zaku precipita nella colonia: Al, armato di videocamera, finisce per imbattersi nel pilota, Bernard “Bernie” Wiseman, soldato di Zeon. Da questo incontro casuale prende forma un legame singolare, a metà tra amicizia e complicità, che condurrà il ragazzo nel cuore di una missione segreta: distruggere il prototipo RX-78 NT1 Gundam “Alex”. Ciò che Al ignora è che a collaudare l’unità è la sua vicina e confidente, Christina “Chris” MacKenzie.
Il dramma si snoda attorno a questo triangolo di rapporti: Al, ingenuo mediatore; Barnie, soldato inesperto che scopre in sé più umanità che zelo militare; Chris, giovane pilota che senza saperlo combatte proprio l’uomo verso cui stava nascendo un sentimento. Tutti sono prigionieri di un destino che la guerra spezza senza distinzione, ribadendo che non esistono veri “eroi” o “mostri”, ma persone costrette a ruoli che cancellano ogni possibilità di normalità.
Dal punto di vista tecnico, l’OAV privilegia l’introspezione al frastuono delle battaglie: gli scontri tra Mobile Suit sono brevi, realistici, spesso risolti con la distruzione rapida di macchine logore e fragili. Le animazioni e i fondali, pur segnati dallo stile anni ’80, conservano una notevole cura; la colonna sonora alterna melodie malinconiche a brani pop dal tono sorprendentemente lieve, creando un contrasto che accentua l’amarezza della narrazione.
War in the Pocket non è dunque un’epopea di mech, ma un racconto antibellico che smonta la dicotomia buoni/cattivi e mostra l’impatto del conflitto sui legami umani. Attraverso gli occhi di Al, lo spettatore comprende che la guerra non è un’avventura da bambini, bensì una frattura che corrode affetti e identità. Le parole con cui l’opera si chiude – un invito a non odiare il nemico, anch’egli impegnato a combattere per ciò in cui crede – condensano il messaggio ultimo: dietro le uniformi e le macchine da guerra, restano solo persone intrappolate in una spirale che non hanno scelto.

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