UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE

Torna nelle sale il capolavorissimo di Takahata, che mostra l’atipicità dell’autore all’interno dello Studio Ghibli: regista intellettuale, anticonvenzionale, spesso poco commerciale, capace di spiazzare con opere di segno grafico insolito, di dedicarsi a documentari e a storie profondamente radicate nella memoria o nella tragedia, senza mai preoccuparsi di aderire a modelli rassicuranti per il pubblico infantile. La tomba delle lucciole, tratto dal romanzo semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka, rappresenta l’esito più radicale di questo approccio: un’opera di struggente rigore morale, priva di speranza e di compromessi, che narra il calvario dei fratelli Seita e Setsuko, travolti dalla fame e dall’abbandono nella devastazione bellica del Giappone. Attraverso uno sguardo asciutto, geometrico e distaccato, Takahata ribalta la poetica del World Masterpiece Theater, mostrando la quotidianità della guerra e le sue conseguenze invisibili, lontano dalla spettacolarizzazione della bomba atomica. Il risultato è un’opera neorealista in animazione, che fotografa con lucidità senza pari il dolore, la solitudine e l’indifferenza che segnarono la generazione dell’immediato dopoguerra.

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