
Pur muovendosi tra action, ironia e grottesco, Anderson mantiene saldo il nucleo drammatico, mettendo in scena inseguimenti e scontri senza mai banalizzarne le implicazioni. L’opera si configura così come una parabola sulla sconfitta e sulla resistenza e un mosaico di ribellione e umanità, in cui il grido “Viva la revolución!” diventa più un fragile rifugio che un proclama. Alcuni momenti fanno sbellicare (Di Caprio che non ricorda le complesse parole d’ordine del suo stesso gruppo, perchè ottenebrato da anni di droghe), altri esaltano per la tecnica (il fantastico prefinale con la strada ondulata che fa apparire e scomparire le auto alle prese con un inseguimento d’altri tempi), ma il fondo è amarissimo e il giudizio su un po’ tutti i personaggi, piuttosto impietoso. Di Caprio è nella parte, Penn in prevedibile e costante overacting, effiaci Teyana Taylor e Chase Infiniti, ma su tutti svetta il sardonico e compassato Del Toro, maestro di karate dalle mille risorse.