SIRAT

Un padre e suo figlio giungono a un remoto rave nelle profondità delle montagne del Marocco meridionale alla ricerca di Mar, figlia e sorella, scomparsa cinque mesi prima…
Óliver Laxe porta il suo cinema a un punto di vertigine estrema, consegnando allo spettatore un’esperienza inclassificabile.
I due protagonisti si uniscono a un manipolo di raver nomadi, figure mutilate ma vitali, disertori dell’esistenza che incarnano un’umanità scartata e resistente. La loro traversata del deserto, tra camion sgangherati e ostacoli naturali implacabili, ricorda l’inferno di Vite vendute, con la stessa tensione fra sopravvivenza, anarchia e destino collettivo.
A fare da sfondo è una terza guerra mondiale indefinita, mai dichiarata ma onnipresente, che rende il conflitto non tanto politico quanto esistenziale: lotta contro la norma, contro l’illusione di un futuro, contro la presunta superiorità occidentale. Laxe alterna momenti di spettacolare suspense a riflessioni sulla ricerca vana di un paradiso inesistente. Il viaggio verso Mar (la figlia perduta) diventa allegoria di un’Odissea senza approdo, dove la “retta via” evocata dal titolo (aṣ-Ṣirāṭ al-mustaqīm, il sentiero verso la salvezza) appare ormai irraggiungibile. Ne risulta un’opera che stordisce e ferisce, capace di unire intrattenimento crudele e speculazione politica, imponendosi come una delle esperienze più destabilizzanti e necessarie del cinema contemporaneo. Candidato spagnolo come miglior film internazionale all’Oscar 2026 e vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025.

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