
Teddy (Plemons), dipendente subalterno di una multinazionale e convinto complottista persuaso che la sua potente Ceo, Michelle Fuller (Stone), sia in realtà un’aliena intenzionata a danneggiare l’umanità, la rapisce per costringerla a confessare…
Yorgos Lanthimos gioca una partita già vinta e adatta per il mercato americano (e globale, ca va sans dire) lo stracult Save the Green Planet (2003) del geniale Jang Joon-hwan, che con questo inclassificabile capolavoro iniziò (e terminò, povero lui) la sua carriera. Lanthimos cambia il sesso della vittima, ma non la sostanza del racconto, stavolta molto più lineare e molto meno anarchico dell’originale. Sotto la superficie narrativa, Lanthimos alterna ironia e crudezza, alleggerendo il tono con gag e derive sanguinolente ma restando al servizio di un discorso essenziale, quasi didascalico. Bugonia non è privo di squilibri – alcune sottotrame si allungano e la durata pesa – ma si rivitalizza nella seconda parte e trova nel finale il suo punto più alto. Lo stile visivo, più sobrio rispetto ai fasti ieratici del passato, restituisce ambienti algidi e claustrofobici, in linea con la parabola politica. Il finale, sulle note di Where Have All the Flowers Gone?, suona come elegia del tramonto dell’Occidente, incapace di generare una nuova stagione politica se non attraverso la morte e la rigenerazione.