
Park Chan-wook torna, in formissima, a un cinema politico e tagliente, dopo l’eleganza formale di Decision to Leave. Al centro vi è la parabola grottesca di Man-su, impiegato qualsiasi, pedina e al tempo stesso simbolo della globalizzazione contemporanea: una macchina che macina ambizioni, consumismo e alienazione sotto le insegne del capitalismo avanzato e delle sue nuove declinazioni tecnologiche. Momenti di umorismo nerissimo si alternano ad altri grotteschi e paradossali, sempre in contesto di pessimismo cosmico nei confronti dell’essere umano in quanto tale, del mondo del lavoro e della vita in genere. Giganteggiano gli interpreti: Lee Byung-hun, protagonista monumentale e tragico, e Son Ye-jin, figura femminile astuta, intraprendente e non troppo silenziosa osservatrice delle bizzarre trame ordite dal marito. I personaggi non possiedono più la furia vendicativa della Trilogia della vendetta: resta una sensazione di sconfitta sistemica: non vi è rivolta, ma resa. All’economia, al capitale, all’intelligenza artificiale. Forse un albero ci salverà…