ARANCIA MECCANICA

Il film più frenetico, spietato e allucinato di Kubrick, ma anche il più disperato.
Alex DeLarge, giovane delinquente in cerca di emozioni, viene catturato e sottoposto alla “Cura Ludovico”, una terapia che gli impedisce di compiere atti violenti. Liberato, scopre che tutti coloro che aveva ferito ora si vendicano. L’esperimento sociale si ribalta: la rieducazione lo priva della libertà, non della natura umana. Kubrick, nel clima post-’68 e dopo l’odissea cosmica di 2001, usa Arancia meccanica per esplorare un altro spazio alieno: la società occidentale. Tratto dal romanzo di Anthony Burgess, il film ne tradisce volutamente il finale “moraleggiante”, negando ogni redenzione. Per Kubrick, Alex non guarisce: si adatta. Il suo sorriso finale è la maschera di una vittoria amara, quella dell’individuo ridotto a meccanismo. L’intero film ruota attorno alla lobotomia come metafora del potere. La famiglia, lo Stato, la scienza: tutti applicano forme diverse di controllo mentale. La Cura Ludovico usa proprio il cinema – immagini in movimento – come strumento di repressione. Lo spettacolo diventa strumento politico: l’immagine, anziché liberare, addomestica. Kubrick fonde tecnica e teoria. Rallenty, accelerazioni, montaggi frenetici e musica classica distorta costruiscono una visione dove l’estasi si confonde con la violenza. Il cinema stesso diventa campo di battaglia tra desiderio e punizione. Celebre l’uso di Singin’ in the Rain: una canzone simbolo di gioia trasfigurata in colonna sonora di uno stupro, dimostrando come la cultura pop possa mascherare la brutalità. Alex è il solo “eroe” kubrickiano che vince: sopravvive alla prigione, alla cura, ai suoi nemici. Ma la sua vittoria coincide con la morte dell’umano. In un mondo in cui la libertà è un difetto da correggere, la sua vitalità mostruosa è l’unico segno di vita rimasto.
Così, sotto la superficie scintillante, Arancia meccanica è una visione apocalittica: il ritratto di una civiltà anestetizzata, dove la violenza è l’ultima forma di autenticità. Alex è il mostro e il testimone, il solo vivo in un universo di automi.

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