PEEPING TOM (L’OCCHIO CHE UCCIDE)

Mark Lewis, operatore di macchina e assassino, filma le sue vittime nel momento della morte: una scelta che trasforma il gesto omicida in atto di regia e chi guarda in complice. Powell infrange così il confine tra osservatore e colpevole, smascherando la natura voyeuristica del cinema e l’illusione di distanza morale. In anticipo sui tempi, Powell anticipa temi che diverranno centrali nei decenni successivi: il piacere morboso dello sguardo, la sovrapposizione tra spettatore e carnefice, la rappresentazione come forma di dominio. L’occhio che uccide mette a nudo la società dello spettacolo prima ancora che questa ne prenda coscienza, mostrando che “desideriamo ciò che riprendiamo” — un’intuizione destinata a riecheggiare nel cinema e nella cultura visiva a venire. In questo senso, il film non solo accompagna Psycho, ma lo supera in audacia teorica, rivelando che la vera mostruosità non è nell’assassino, ma nello sguardo che osserva e non distoglie mai gli occhi.

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