LA RAGAZZA DEL CORO

Ambientato in una scuola cattolica slovena, racconta la storia di Lucia, sedicenne timida e osservatrice, che entra nel coro cercando appartenenza e trova invece una nuova consapevolezza di sé. Tra prove, risate e regole, la scoperta del canto diventa per lei una forma di disobbedienza silenziosa, un varco tra disciplina e libertà. Il viaggio del coro in un convento, l’incontro con l’enigmatica Ana-Maria, il misterioso uomo nudo visto nel fiume: piccoli segni che accendono l’inquietudine e risvegliano il desiderio.
Djukić filma tutto con una regia sobria e sensoriale: niente musiche superflue, solo le voci delle ragazze e i rumori del mondo che si insinuano come pensieri. L’immagine aderisce allo sguardo di Lucia: dettagli di bocche, mani, respiri, schermi, mentre il canto diventa membrana che separa e unisce. Ogni suono è un passaggio di crescita, ogni silenzio un atto di rivelazione.
Nel coro si intrecciano i temi dell’adolescenza, del corpo che cambia e della fede come gabbia e rifugio. Il maestro vede in Lucia un talento irregolare, ma preferisce le regole al rischio: il film mostra la distanza tra mondo adulto e mondo adolescente, senza giudizi, solo con ascolto. Davvero un ottimo debutto e la protagonista, Jara Sofia Ostan, è bravissima.

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