
Quando, dopo l’invasione dell’Ucraina, il governo introduce l’obbligo di “educazione patriottica”, Talankin inizia a documentare la trasformazione del suo istituto: lezioni intrise di menzogne, marce militari imposte ai bambini, riti di fedeltà allo Stato. Il suo incarico ufficiale – filmare le nuove attività per il Ministero dell’Istruzione – si trasforma così in una missione clandestina: mostrare come un’intera generazione venga lentamente addestrata a credere.
Girato con mezzi minimi, alternando riprese istituzionali e confessioni dirette alla camera, il film mostra con semplicità devastante la normalizzazione della paura e la rassegnazione di chi resta. Talankin osserva i suoi alunni crescere in un clima in cui la libertà di parola diventa sospetto, e dove l’indottrinamento assume i toni rassicuranti della routine scolastica.
La regia di Borenstein mantiene il ritmo di un diario, senza artifici né retorica. Ciò che colpisce è l’intimità dello sguardo: i piccoli gesti, gli sguardi trattenuti, il silenzio di un’aula che si svuota. In questo racconto di disillusione e coraggio, il film diventa un atto di testimonianza raro, un documento prezioso sulla propaganda russa vista dal basso.
Alla fine, Talankin è costretto a fuggire dal paese, ma il suo gesto resta: Mr Nobody Against Putin è un film sull’importanza del vedere, sul potere di chi, pur non essendo un eroe, sceglie di non distogliere lo sguardo. Candidato danese come miglior film internazionale agli Oscar 2026.