IL PIANETA SELVAGGIO

L’adattamento animato del romanzo Oms en série (1957) di Stefan Wul, firmato nel 1973 da René Laloux e Roland Topor, racconta l’asservimento degli “Oms” — umani miniaturizzati — da parte dei giganti blu “Draags”. Realizzato poco dopo l’invasione sovietica di Praga, il film rielabora il trauma della sottomissione culturale e ideologica dell’Europa orientale: gli Oms diventano allegoria dei popoli oppressi, controllati e “rieducati” da un potere paternalista. L’universo immaginato dai due autori ribalta i codici dell’animazione occidentale: invece dell’antropomorfismo rassicurante, troviamo la zoomorfizzazione dell’umano e l’alienazione come forma di empatia. La violenza burocratica dei Draags, che parlano di “de-omizzazione” come di un semplice programma industriale, riecheggia la lingua eufemistica dei regimi totalitari. Le sequenze più oniriche — i Draags che meditano sospesi in bolle rosse — diventano caricature del potere sovietico, della sua autoesaltazione spirituale e della distanza dalle masse.
Sotto la superficie lisergica e ipnotica, accompagnata dalle sonorità jazz-psichedeliche di Alain Goraguer, il film costruisce una riflessione lucida. Il tempo non ha scalfito la potenza espressiva dell’opera, che oggi però, visto il finale “positivo”, potrebbe apparire fin troppo ottimista…

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