UN SEMPLICE INCIDENTE

Una famiglia investe un cane, si ferma in un negozio per chiedere aiuto e viene riconosciuta – o forse solo sospettata – da un uomo che crede di avere davanti uno dei torturatori del governo.
Capolavoro e miglior film del 2025, a oggi. Un viaggio tortuoso e quasi beckettiano, in cui un gruppo di ex vittime trascina l’uomo attraverso strade periferiche e deserti, discutendo se sia giusto vendicarsi, perdonare, o lasciare che la legge (quale legge?) faccia il suo corso. Il film diventa quindi un processo morale collettivo, dove rabbia e dubbio si intrecciano e dove ogni personaggio è costretto a interrogarsi su ciò che significa davvero giustizia. Panahi filma tutto con mezzi ridotti, all’interno di spazi stretti e mobili, come se anche la macchina da presa fosse complice o prigioniera. Il risultato è un’opera tesa, politicamente feroce e tuttavia lucida, che non offre soluzioni ma lascia lo spettatore nel punto più doloroso: quello in cui bisogna scegliere se colpire o restare umani.
Un film scabro, lucido, difficilissimo, tra i più maturi e implacabili del regista. Finale assolutamente incredibile.

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