Lynne Ramsay, a tre lustri dal potentissimo, anarchico e spietato …e ora parliamo di Kevin, torna a picconare la maternità, firmando un film durissimo che affronta la presenta come un’ esperienza devastante, andando ben oltre la semplice depressione post-partum. La protagonista Grace, interpretata da una Jennifer Lawrence coraggiosa e vulnerabile, scivola progressivamente in una spirale di angoscia, aggressività e auto-distruzione dopo il parto, isolata in una casa sperduta insieme al compagno Jackson. Ramsay intreccia suggestioni da Aronofsky e von Trier per trasformare la crisi di Grace in un attacco all’intera idea di creazione: la natura brucia, la casa diventa un incubo, e ogni gesto quotidiano si carica di violenza latente. La regista non edulcora nulla: mostra desiderio sessuale, impulsi omicidi, rifiuto del ruolo materno e un tormento che nessuno intorno a Grace vuole davvero vedere. Il film è potente (ma anche ripetitivo), con un percorso narrativo che procede senza grandi svolte. Lawrence domina la scena al punto da lasciare in ombra Pattinson, interprete di un partner quasi passivo. Nonostante qualche limite, Die My Love rimane un’opera intensa e scomoda, che mette a nudo l’idea che generare una vita possa diventare un incubo assoluto.