
Interessante docudrama di Gabrielle Brady, ibrido tra realtà e rievocazione che illumina con precisione il trauma dello sradicamento. Il titolo del film richiama i predatori che un tempo erano la principale minaccia per i pastori. Oggi, però, il vero “lupo” è il clima: siccità, desertificazione, tempeste improvvise che spazzano via in pochi minuti un intero sostentamento. Brady mostra tutto ciò con un linguaggio visivo potente e un design sonoro immersivo, alternando spazi immensi e silenziosi a immagini soffocanti della periferia urbana. Il contrasto tra campagna e città non è nuovo, ma Brady lo maneggia con una delicatezza che evita i luoghi comuni, fino a un finale venato di realismo magico che lascia intravedere, se non una soluzione, almeno un piccolo spiraglio. Candidato dall’Australia (!) come miglior film internazionale agli Oscar 2026.