
In un mondo crepuscolare e desolato, una ragazzina custodisce un misterioso uovo mentre un uomo, armato di un fucile a forma di croce, la segue attratto dall’enigma che quel guscio sembra custodire. Su questo canovaccio quasi immobile, Oshii e Yoshitaka Amano costruiscono un universo sospeso tra simbologie bibliche, architetture gotiche, fantascienza post-apocalittica e suggestioni pittoriche, fondendo immaginari che vanno da Moebius a Tarkovskij. Il film sfugge a ogni etichetta: meditazione metafisica, poema visivo, riflessione sul senso della vita, della fede e dell’attesa. Le immagini, più che la parola, guidano lo sguardo: paesaggi monumentali, cromatismi lividi, silenzi che amplificano la solitudine dei personaggi. Opera difficile e magnetica, L’uovo dell’angelo resta uno dei momenti più alti dell’animazione adulta giapponese: un film che non cerca di rassicurare, ma di inquietare, riuscendoci alla perfezione.