
Kamura — franco-giapponese — adatta il romanzo di Elisa Shua Dusapin trasformandolo in un poemetto visivo, sospeso tra il minimalismo orientale e un realismo quasi documentario della provincia sudcoreana, ritratta nei suoi inverni sfilacciati tra mare grigio, palazzoni turistici e mercati del pesce. Un’opera eterea, elegiaca, che sfiora temi grandi — identità, appartenenza, radici — senza mai approdarvi del tutto, restando volontariamente nell’incertezza, come la neve che vela Sokcho e non si decide mai a sciogliersi.