
Notevolissimo debutto per il georgiano George Sikharulidze, che firma un’opera che ammicca ai 400 colpi e al cinema rumeno recente, quello di Jude e Mungiu, pur conservando una propria identità autoriale. Panopticon non si limita al gioco delle citazioni ma offre piuttosto un ritratto spietato e insieme dolorosamente umano della vulnerabilità adolescenziale, di come il vuoto affettivo e l’educazione distorta possano trasformarsi in ideologia, violenza, confusione. ll finale, sorprendentemente toccante, apre uno spiraglio di redenzione tanto fragile quanto prezioso: un gesto minimo che si oppone, quasi per miracolo, a un contesto in cui il politico fagocita il privato, e dove crescere significa spesso sopravvivere ai dogmi di un Paese che osserva tutto, giudica tutto, perdona poco. Candidato georgiano come miglior film internazionale agli Oscar 2026.