
Dead to Rights trasforma la tragedia del massacro di Nanchino in un racconto di sopravvivenza che unisce pathos e rigore formale. Shen Ao, nel suo film più compiuto, crea un’opera che oscilla tra la cronaca storica e il thriller morale. Al centro della vicenda c’è A-Chang, giovane portalettere che per puro istinto di sopravvivenza si finge tecnico fotografico e si ritrova a sviluppare, sotto gli occhi del suo aguzzino giapponese, immagini che testimoniano l’orrore assoluto. Attorno a lui, in un bugigattolo nascosto sotto il pavimento, un nucleo di civili attende il destino, sospeso tra speranza e terrore. È qui, nella camera oscura, che il film trova il suo cuore pulsante: la lenta comparsa delle foto, diventa metafora dell’inevitabile riemergere della verità. Shen dirige un gran cast e, con mano salda, un film non facile, che mostra, in sequenze brutali e verosimili, l’inferno in terra, ma senza svolazzi retorici. Se nel finale il racconto indulge in un patriottismo più enfatico, la potenza narrativa resta intatta: un monito sull’uso della memoria e sul valore etico delle immagini, che possono diventare prove, resistenza, testimonianza anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto. Candidato cinese come miglior film internazionale agli Oscar 2026.