
Una donna morta ritorna sotto forma di aspirapolvere posseduto, continuando a vivere accanto al marito rimasto vedovo…
Con A Useful Ghost, esordio alla regia di Ratchapoom Boonbunchachoke premiato alla Semaine de la Critique di Cannes, il cinema del Sud-est asiatico si arricchisce di un oggetto anomalo, insieme tenero, politico e profondamente eccentrico. Dalla premessa surreale nasce una favola malinconica sul lutto, sull’amore che sopravvive alla morte e sulla difficoltà di essere accettati, soprattutto quando si occupa l’ultimo gradino della gerarchia sociale. Dietro l’ironia dell’elettrodomestico infestato, il film costruisce un discorso più complesso: il fantasma “utile” del titolo tenta di guadagnarsi un posto nel mondo collaborando proprio con chi la opprime, aiutando a eliminare altri spiriti nati dallo sfruttamento e dalle morti sul lavoro. Ne emerge una figura ambigua e dolente, più incline alla sottomissione che alla rivolta, ma proprio per questo umanissima e capace di suscitare empatia. La regia sorprende evitando ogni facile comicità meccanica o derive horror: l’aspirapolvere è filmato con una grazia inattesa, quasi aristocratica, che restituisce dignità e fragilità al personaggio. Anche nei momenti più assurdi – come l’intervento dei monaci o le reazioni scandalizzate dei familiari – il tono resta misurato, guidato da una compassione che distingue Boonbunchachoke da un assurdo più cinico o nichilista.
Sotto la superficie bizzarra, A Useful Ghost affronta temi concreti e politici: lo sfruttamento dei lavoratori, le morti occultate per convenienza, la normalizzazione dell’ingiustizia. Probabilmente lontano da un pubblico mainstream, il film si rivela però un esempio riuscito di cinema d’autore capace di fondere humour nero, malinconia e critica sociale in una forma davvero singolare.
Candidato dalla Thailandia come miglior film internazionale agli Oscar 2026.