VITE VENDUTE

Quattro esistenze marginali, logorate da fughe, fallimenti e identità smarrite, accettano di vendersi a un’impresa che li manda incontro a una missione quasi suicida, in cambio di un compenso che promette una libertà solo illusoria. In Vite vendute, Clouzot utilizza il pretesto dell’avventura per costruire un cupo affresco sull’uomo ridotto a merce, sul lavoro come contratto fondato sul ricatto e sulla dignità barattata con la sopravvivenza.
La lunga preparazione iniziale, tutt’altro che superflua, scava nelle psicologie dei protagonisti e li colloca in un mondo già devastato moralmente, dove la società e il Capitale appaiono più predatori della natura stessa. La traversata dei camion carichi di esplosivo diventa così la materializzazione concreta di un conflitto più ampio: contro il caso, contro l’ambiente, ma soprattutto contro un sistema che sacrifica gli individui senza offrire alcuna reale possibilità di riscatto.
Film politico e dannato, sospeso tra noir, thriller e tragedia moderna, Vite vendute conserva intatta la sua forza espressiva perché individua un principio universale e ancora attuale: ogni salario, ogni patto tra gli uomini, si regge non sulla fiducia o sul rispetto, ma su una paura che permea i corpi, le scelte e il destino stesso di chi non possiede altro che la propria vita da vendere…

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