LO SCONOSCIUTO DEL GRANDE ARCO

Agli inizi degli anni ’80, la Francia di François Mitterrand affida a un concorso internazionale il compito di proiettare Parigi nel futuro con un nuovo monumento alla Défense. A sorpresa vince Johan Otto von Spreckelsen, architetto danese rigoroso e appartato, che arriva a Parigi con un’idea assoluta: un Arco (o Cubo) concepito come destino personale, non come progetto da negoziare. Da subito però la sua visione entra in attrito con bilanci, scadenze, mediazioni politiche e logiche di potere, trasformando l’opera in un terreno di scontro continuo tra purezza formale e compromesso….
Il film di Stéphane Demoustier racconta questa collisione più che la nascita di un monumento: lo scontro fra un individuo e una macchina istituzionale che chiede visione, ma solo entro limiti prestabiliti. Attraverso un tono ironico e malinconico, interpretazioni misurate e una messa in scena rigorosa, il racconto mostra come l’integrità creativa venga progressivamente erosa da procedure, linguaggi e rapporti di forza. L’architettura diventa così metafora di un conflitto più ampio: quello tra l’idea e il sistema che la realizza snaturandola.
Il monumento resta, imponente e fotografabile; l’uomo, invece, si perde nelle pieghe della burocrazia e del potere.

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