L’AGENTE SEGRETO

Si parte con il miglior incipit degli ultimi tempi, a metà tra i Coen e Leone: una stazione di servizio nel nulla, un cadavere dimenticato da giorni, una polizia che preferisce chiedere mazzette invece di indagare e si prosegue con gambe mozzate che riprendono vita, salti temporali, inchieste giornalistiche, donazioni di sangue, complotti politici e Lo Squalo.
Che dire? Dal Brasile, dopo il capolavorissimo Io sono ancora qui, arriva un altro film eccezionale, stavolta a firma dell’eclettico Kleber Mendonça Filho, già autore dell’anarchico e bizzarro Bacurau. La storia è ambientata durante il Carnevale del 1977, nel pieno della dittatura militare brasiliana (1964–1985), un periodo segnato da violenze e abusi di potere. Ma Mendonça non vuole raccontare la dittatura in modo didattico o moralistico. Preferisce usare la memoria come materiale vivo, da rianimare attraverso il folklore, le leggende popolari, le strane notizie di giornale e soprattutto il cinema. Il racconto è volutamente frastagliato, pieno di deviazioni, perfetta rappresentazione di quanto fosse caotica e assurda la realtà di quegli anni. Un thriller lento, pacato, riflessivo ma pronto a detonare in ogni momento, che rafforza l’idea di un mondo (attualissimo) deformato dalla violenza e dalla paura. Impeccabile Wagner “Narcos” Moura e grandioso cameo di Udo Kier, che chiude come meglio non si potrebbe una carriera (e una vita) memorabile. Vincitore come miglior attore e miglior regia al Festival di Cannes, miglior film internazionale ai Golden Globe e candidato brasiliano come miglior film straniero ai premi Oscar 2026.

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