
“La musica non serve a nulla ma può fare tutto”.
Siamo nella Venezia del Settecento, dove le orfane vivono confinate e marchiate a fuoco, invisibili al mondo, destinate a uscire dalla Pietà solo per un matrimonio combinato o per la morte. L’unico spazio di libertà è la musica. Le ragazze vengono addestrate per anni e alcune raggiungono livelli straordinari: suonano nascoste dietro grate o maschere, perché nessuno possa vedere i loro volti. In questo ambiente chiuso e controllato torna a insegnare Antonio Vivaldi (Michele Riondino): un uomo fragile, malato, sottovalutato, ma animato da un talento irrefrenabile. È lui a riconoscere subito in Cecilia (Tecla Insolia) un dono raro per il violino….
Il debutto cinematografico del regista teatrale Damiano Michieletto adotta uno stile sobrio e intenso, attento agli attori e capace di far respirare ogni scena. La colonna sonora alterna con equilibrio le partiture originali di Fabio Massimo Capogrosso e i brani di Vivaldi, in particolare la genesi del Juditha Triumphans. Le Quattro Stagioni restano invece sullo sfondo: solo La primavera accompagna i titoli finali. Sul piano visivo spiccano i costumi di Maria Rita Barbera, soprattutto le splendide vesti rosse delle musiciste private, un lampo di colore che contrasta con la vita grigia e monastica dell’orfanotrofio. Tra gli interpreti, Riondino offre un Vivaldi asciutto e convincente, mentre Tecla Insolia, magnetica e inquieta, conferma una presenza scenica di rara forza.