
Uno dei ritratti più liberi e immaginativi dello scrittore praghese arrivati sullo schermo negli ultimi anni. La Holland, da sempre attenta ai temi dell’identità e della fragilità individuale, non costruisce un biopic tradizionale, ma un percorso frammentato, quasi febbrile, che attraversa la vita di Kafka per scarti e illuminazioni improvvise. Il film, scritto con Marek Epstein, segue Kafka (interpretato con notevole naturalezza da Idan Weiss) in diverse fasi della sua esistenza: il lavoro all’istituto assicurativo, i rapporti familiari, le sue complicate relazioni sentimentali e, soprattutto, la nascita delle visioni letterarie che definiranno l’opera futura. Ma tutto è organizzato senza linearità: Holland preferisce un montaggio libero, che mescola quotidianità e immaginazione, passato e “presagi” del destino postumo dello scrittore. Una scelta centrale del film è come trattare i testi di Kafka. Le incursioni nei racconti non diventano mai scene compiute o illustrate, ma brevi apparizioni, allucinazioni, intuizioni che sembrano affiorare dalla mente del protagonista e poi dissolversi. Il risultato non è un adattamento, ma una sorta di “dialogo visuale” con l’immaginario kafkiano, che resta indecifrabile e mobile. Visivamente, Franz alterna realismo e stilizzazione: le parti biografiche sono asciutte, quasi trattenute, mentre le incursioni nell’immaginario letterario assumono toni più visionari, come improvvisi squarci di inquietudine. Holland gioca anche con lo sguardo contemporaneo: a tratti la voce narrante ironizza su come Kafka sia stato trasformato in un marchio turistico introducendo un tono post-moderno che evita ogni reverenza museale. Allo stesso tempo, il film conserva una forte dimensione emotiva, mettendo il protagonista al centro di un mondo che lo schiaccia, tra l’autorità paterna, la burocrazia e un’identità ebraica vissuta in un’Europa sempre più ostile. In sintesi: un’opera che non vuole spiegare Kafka, ma accompagnare lo spettatore dentro le sue inquietudini, lasciando che siano le domande — più che le risposte — a dare forma al film. Candidato polacco come miglior film internazionale agli Oscar 2026.