THE PLAGUE

L’adolescenza non è un ricordo dorato, ma una stagione scomoda, fatta di ansie, gerarchie instabili e crudeltà improvvise. Charlie Polinger la mette in scena riportandoci nel 2003, in un campus estivo di pallanuoto per soli ragazzi, dove l’innocenza si mescola subito a un senso di minaccia strisciante. Il protagonista è Ben, dodicenne magro e insicuro, arrivato al campo con un carico di fragilità che lo distingue immediatamente dagli altri. Mentre i coetanei ostentano spavalderia e volgarità, lui tenta di aderire alle regole non scritte del gruppo, pur non riuscendo a soffocare un istinto più gentile e introverso. È questo scarto a metterlo sulla traiettoria del “gioco” più violento del film: la persecuzione del compagno considerato “contagiato”, Eli, capro espiatorio perfetto per cementare l’unità del branco.
Polinger racconta l’escalation con un registro vicino all’horror pur senza abbandonare mai il realismo. Un richiamo dell’allenatore (Edgerton, impeccabile as usual) – «Le vostre scelte hanno un peso» – riassume la tesi del film: a quell’età non si è immuni dalle responsabilità, anche quando il mondo adulto sembra lontano.
Polinger firma così un esordio netto, capace di trasformare un campus sportivo in un laboratorio di identità distorte. Un film breve, preciso, inquieto, che osserva l’adolescenza senza romanticismi e ricorda quanto poco basti per far deragliare un’età già instabile di suo.

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