CONAN – IL RAGAZZO DEL FUTURO

Che dire? Al netto della bizzarra operazione cinematografica (è un montaggio degli ultimi episodi, quelli del Giganto e della fine di Indastria, e quindi destinato a un pubblico che già conosce tutta la serie), questo “film” ci ricorda la perfezione cristallina di un’opera capace di trascendere il tempo. Il mondo immaginato dalla serie, un futuro prossimo devastato dall’uso scriteriato di armi elettromagnetiche, è costruito con una chiarezza sorprendente: città oppressive e militarizzate come Indastria convivono con piccole comunità agresti, isole selvagge fatte di plastica galleggiante e lande desolate segnate dalla guerra. È un immaginario che mescola avventura, fantascienza rétro e una sensibilità steampunk ante litteram, fatto di veicoli stravaganti, paesaggi bucolici e una purezza di disegno che ancora oggi stupisce. L’opera parte da un romanzo di Alexander Key, ma Miyazaki gli cambia pelle: elimina le tinte cupe e politiche del libro e lo trasforma in un racconto di sopravvivenza post-catastrofe con un’anima ecologista, una parabola luminosa sul rapporto tra umanità e mondo naturale. Il Maestro rende il protagonista più giovane, lo plasma come una creatura istintiva e vitale, una sorta di superoe postatomico capace di correre, arrampicarsi e combattere con una naturalezza che diventerà uno dei tratti distintivi del suo cinema. Un altro elemento centrale è lo sguardo sulle generazioni: gli anziani portano addosso le responsabilità del disastro; gli adulti oscillano fra obbedienza e ribellione; i ragazzi, Conan, Jimsey, la sensibile Lana, incarnano invece la possibilità di un mondo nuovo. Sono loro a muovere la storia, a credere in una forma di speranza che gli adulti hanno smarrito. È un tema ricorrente in Miyazaki: i bambini come forza rigenerante, come energia capace di cambiare davvero le cose dove il mondo degli adulti ha fallito.
Alla fine, Conan il ragazzo del futuro resta nella memoria proprio per questa miscela: avventura pura, tenerezza, tensione morale, fiducia incrollabile nelle nuove generazioni. Rivederlo oggi significa ritrovare non solo un capolavoro dell’animazione televisiva, ma uno dei primi, fondamentali tentativi di Miyazaki di raccontare come l’immaginazione, quando incontra il coraggio e un pizzico di innocenza, possa ancora salvare il futuro.

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