ROSEMEAD

Esordio notevole quello di Eric Lin, che su script di Marilyn Fu costruisce un dramma teso e doloroso attorno al legame tra una madre malata terminale e un figlio affetto da schizofrenia. Il film richiama inevitabilmente We Need to Talk About Kevin per il modo in cui traduce in immagini l’angoscia crescente di una madre costretta a confrontarsi con segnali sempre più inquietanti: esplosioni di rabbia, gesti distruttivi, autolesionismo. Il ragazzo si nutre compulsivamente di notizie su stragi e sparatorie, mentre lei tenta di rimuoverle; ma alcuni dettagli, impossibili da ignorare, si trasformano progressivamente nell’incubo tangibile di ciò che potrebbe accadere. A rendere il quadro ancora più complesso intervengono orgoglio, pudore e senso di vergogna, dinamiche profondamente radicate nella comunità asiatica americana ritratta dal film. C’è chi interpreta i sintomi come possessioni o influssi maligni – e il pensiero corre al “diavolo della mano sinistra” evocato in La mia famiglia a Taipei – e chi diffida dei farmaci, temendo che annebbino o “corrompano” la mente. Lin affronta una materia incandescente con lucidità, evitando tanto il moralismo quanto la stigmatizzazione. Non semplifica il rapporto tra disagio psichico e violenza, ma neppure lo sfrutta in chiave sensazionalistica. Al centro resta la difficoltà, quasi insostenibile, di continuare ad amare qualcuno la cui fragilità può diventare minaccia. Lucy Liu sostiene l’intero impianto narrativo con un’interpretazione di sorprendente misura: trattenuta, vulnerabile, e proprio per questo dirompente.

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