
Affascinante pasticcio.
La vicenda ruota attorno a Scarlet, una principessa guerriera che intraprende un percorso segnato dal desiderio di vendicare la morte del padre. Dopo essere stata sconfitta e gravemente ferita, si ritrova in uno spazio sospeso e quasi irreale, dove l’incontro con un giovane del presente apre una possibilità inattesa: immaginare una vita svincolata dall’odio. Il nucleo tematico è chiaro e ambizioso — spezzare la spirale della vendetta — ma il film fatica a svilupparlo con piena coerenza. Il film mixa Ran, La Divina Commedia, Amleto, cercando di combinare linguaggi, estetiche e modelli narrativi provenienti da tradizioni diverse — giapponese, americana ed europea — per dare forma a un racconto dal respiro universale. Troppo spesso però, l’ambizioso progetto fallisce sia sul piano narrativo che grafico. Se si guarda alla filmografia passata di Hosoda, anche ai lavori più semplici, emerge una differenza significativa: in precedenza, forma e contenuto dialogavano in modo organico, mentre qui la crescente dipendenza dalla computer grafica sembra irrigidire la messa in scena. Il film alterna momenti visivamente suggestivi ad altri più statici o artificiosi, con movimenti di macchina che appaiono talvolta troppo meccanici e sequenze corali che perdono naturalezza. A ciò si aggiungono elementi narrativi che paiono rispondere più a esigenze di mercato che a una reale necessità espressiva, come le sequenze musicali, inserite senza una piena integrazione nel tessuto della storia.
Il confronto con opere capaci di fondere linguaggi differenti in modo più armonico viene quasi spontaneo: esempi in cui la contaminazione stilistica non era un obiettivo in sé, ma un mezzo al servizio di una visione compatta. Qui, invece, si percepisce una certa instabilità, come se le ambizioni superassero la reale riuscita.
Scarlet resta un’opera animata dotata di momenti visivi affascinanti e animata da intenzioni rilevanti, ma si configura come una tappa incerta nel percorso del regista. Certo, se film come KPop Demon Hunters vincono l’Oscar, allora ben vengano i fallimenti hosodiani…