IL CASO 137

Dopo il capolavorissimo La Nuit du 12, Dominik Moll firma un altro film di rara potenza, che prende avvio da un’indagine interna alla polizia francese durante le proteste dei gilet gialli, ma si trasforma presto in una riflessione più ampia e amara sul funzionamento della democrazia contemporanea. Il caso — un ragazzo ferito gravemente durante una manifestazione — diventa il punto di accesso a un sistema che, pur rispettando le procedure, appare incapace di garantire una reale giustizia.
Al centro del racconto c’è Stéphanie, una fantastica Léa Drucker, ispettrice scrupolosa incaricata di ricostruire i fatti. La sua indagine, fatta di testimonianze, verifiche e passaggi burocratici, mette in luce non solo la complessità degli eventi, ma anche le resistenze interne e le dinamiche di potere che rendono quasi impossibile arrivare a una verità condivisa. Con uno stile teso e preciso, che integra elementi della contemporaneità come schermi e dispositivi digitali, Moll costruisce un clima di crescente frustrazione. Il risultato è un’opera cupa e disillusa, in cui l’individuo appare isolato e impotente, progressivamente distratto e svuotato. Ci salveranno i video coi gattini?

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