THE TROUBLE WITH BEING BORN

Un uomo vive con una bambina in una casa elegante, in un’atmosfera domestica che sembra serena e familiare. Questa normalità viene incrinata fin da subito da un elemento decisivo: la bambina non è umana, ma un androide programmato. Non possiede autonomia, né coscienza, né desiderio. Ciò che potrebbe sembrare una riflessione sull’intelligenza artificiale e sull’infanzia artificiale si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più inquietante: il rapporto tra i due scivola verso una dimensione ambigua e perturbante, dove il corpo dell’androide diventa oggetto di uso e proiezione, e i confini tra cura, possesso e desiderio vengono messi radicalmente in crisi. L’androide non cresce, non evolve, non oppone resistenza: è un essere statico, programmato per soddisfare bisogni altrui. In questo senso, l’opera ribalta completamente il paradigma classico delle storie su creature artificiali, eliminando ogni possibilità di emancipazione o coscienza autonoma.
A metà percorso, la narrazione cambia direzione: l’androide passa a un’altra famiglia e assume una nuova identità, questa volta maschile. Questo spostamento introduce un ulteriore livello di riflessione, legato al genere e alla costruzione dell’identità, ma allo stesso tempo rende il racconto più frammentato, quasi subordinato alle idee teoriche che lo guidano. Sullo sfondo emerge una visione profondamente pessimista dell’esistenza (il titolo è un’opera di Cioran), che richiama esplicitamente una tradizione filosofica disincantata: la nascita stessa appare come un problema, più che come un inizio. Tuttavia, ciò che tiene insieme il film è soprattutto lo sguardo della regista (Sandra Wollner, in concorso con un nuovo film a Cannes 2026), lucido e implacabile, capace di trovare immagini e soluzioni visive sempre sorprendenti. Un’opera che rifiuta ogni consolazione e mette in discussione non solo il rapporto tra umano e artificiale, ma anche le dinamiche più profonde del desiderio, del controllo e dell’identità. Un film che inquieta proprio perché non offre vie di fuga, lasciando emergere una visione del mondo fredda, radicale e senza compromessi.

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