
Il film d’esordio di Akinola Davies Jr. segue due fratelli, Akin e Remi, che accompagnano il padre Folarin in un viaggio verso Lagos, dove l’uomo tenta di recuperare uno stipendio non pagato. Sullo sfondo, però, incombe un momento storico cruciale: l’annullamento delle elezioni nigeriane e la repressione militare, che trasformano il viaggio in un confronto continuo con paura, speranza e disillusione. Folarin, sostenitore del candidato Abiola, incarna una dignità orgogliosa destinata a incrinarsi sotto il peso degli eventi. Lo sguardo del film alterna la percezione adulta — segnata da tensione e minaccia — a quella dei bambini, più aperta, ancora capace di cogliere la vitalità del paesaggio e della vita quotidiana. In particolare, attraverso Akin emerge una dimensione più intima e memoriale, che trasfigura la realtà in esperienza sensoriale e quasi poetica. Dal punto di vista stilistico, l’opera mescola realismo e contemplazione: corpi, strade e folle si intrecciano a immagini più sospese e liriche, in dialogo anche con materiali d’archivio delle rivolte. Questa ricchezza visiva è uno dei punti di forza, ma diventa talvolta ripetitiva, con una struttura ciclica che rischia di spezzare il ritmo e di apparire come riempitivo più che come approfondimento. Alla base del film c’è una rielaborazione personale: Davies Jr. ricostruisce un padre in gran parte assente, intrecciando memoria, immaginazione e materiali visivi eterogenei. Ne nasce un ritratto complesso, affettuoso ma anche dubbioso, in cui la figura paterna diventa simbolo di una perdita più ampia — quella di un’intera generazione segnata da violenza politica e promesse mancate.My Father’s Shadow è così un film imperfetto ma intenso, capace di colpire per la sua dimensione emotiva e per la riflessione sulla memoria: frammentaria, incerta, e proprio per questo profondamente umana. Candidato UK agli Oscar 2026 come miglior film internazionale.