UN ANNO DI SCUOLA

Il miglior film italiano dell’anno, assieme a Ultimo Schiaffo.
Laura Samani, già autrice dell’interessante Piccolo Corpo, adatta liberamente il romanzo di Giani Stuparich, spostando l’azione dal 1910 al 2007. La scelta temporale non è neutra: coincide con l’ingresso della Slovenia nello spazio Schengen, momento che rende ancora più permeabili confini già storicamente instabili e rafforza l’idea di un territorio costruito su continui scambi.
Al centro del film c’è un gruppo di adolescenti e, soprattutto, l’arrivo di Fred, ragazza svedese che entra in una classe maschile alterandone gli equilibri. La sua presenza agisce come elemento di rottura: mette in crisi le dinamiche di complicità virile, fa emergere tensioni latenti e introduce nuove possibilità affettive e relazionali. Il suo comportamento libero e non allineato, però, finisce anche per esporla a reazioni ostili e a una sorta di isolamento.
Il percorso dei personaggi si sviluppa tra amicizie, rivalità e prime esperienze sentimentali, mostrando un microcosmo ancora immaturo, segnato da modelli maschili rigidi e da una certa rozzezza nei rapporti. In questo contesto, Fred diventa catalizzatore di cambiamento: i legami si incrinano, le gerarchie si ridefiniscono, e l’equilibrio del gruppo si rivela più fragile di quanto apparisse.
Parallelamente, il film costruisce un racconto di formazione ambientato in una Trieste viva e concreta, fatta di luoghi quotidiani e riconoscibili — dalle spiagge di Barcola al carnevale di Muggia — che contribuiscono a delineare un senso di appartenenza destinato però a dissolversi. La città non è solo sfondo, ma spazio attraversato dai personaggi nel momento in cui stanno per lasciarlo. La conclusione (magnifica, una delle più belle sequenze degli ultimi anni) segna infatti un passaggio: la fine dell’adolescenza e l’ingresso in una nuova fase della vita. I protagonisti si preparano a partire, portando con sé un’esperienza che ha ridefinito i loro rapporti e la percezione di sé. Fred, in particolare, emerge da questo percorso con una maggiore consapevolezza: segnata da ciò che ha vissuto, ma anche capace di affermare una propria autonomia rispetto al contesto che ha cercato di contenerla. Da applusi il quartetto protagonista.

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