
Apples è un’opera prima insolita e malinconica che utilizza una premessa fantascientifica per riflettere sull’identità, sulla memoria e sul bisogno umano di appartenere a qualcosa. Diretto da Christos Nikou, il film immagina una società colpita da una misteriosa epidemia che cancella improvvisamente i ricordi delle persone, lasciandole prive di qualsiasi legame con il proprio passato. Il protagonista Aris si risveglia senza sapere chi sia né da dove provenga. Inserito in un programma di reintegrazione per i malati senza famiglia, viene guidato attraverso una serie di esperienze quotidiane pensate per costruirgli una nuova identità: andare in bicicletta, frequentare locali, conoscere persone, guidare un’auto. Ogni attività deve essere documentata con una fotografia istantanea, trasformando il ricordo artificiale in una sorta di archivio sostitutivo della memoria perduta. La mela del titolo assume un valore simbolico centrale. Come una madeleine proustiana, rappresenta il legame tra memoria e identità, il tentativo di trattenere qualcosa di ciò che siamo stati. Attraverso questo espediente Nikou suggerisce una riflessione che va oltre il singolo individuo e si estende a una dimensione collettiva: la perdita della memoria diventa metafora di una società che fatica a riconoscere se stessa e il proprio passato. Pur partendo da un’idea molto stimolante, il film sceglie volutamente una strada minimalista. Alla fine, ciò che emerge è una riflessione dolceamara sulla memoria come rifugio e condanna allo stesso tempo. Perché dimenticare può significare liberarsi dal dolore, ma anche perdere tutto ciò che ci definisce. E Aris, nel tentativo di costruire una nuova vita, scopre che nessuna identità può davvero esistere senza il peso dei ricordi che l’hanno generata.