BURNING

Jong-su, un giovane aspirante scrittore che vive una vita alienata e senza direzione incontra Hae-mi, una vecchia amica d’infanzia che si dimostra eccentrica e affascinante. Dopo un breve legame tra i due, Hae-mi parte per un viaggio in Africa e, al suo ritorno, introduce Ben, un uomo misterioso e ricco che sembra vivere al di sopra di tutto e tutti. Tra i tre si instaura una dinamica ambigua e carica di tensione, con Ben che confida a Jong-su il suo inquietante hobby: incendiare serre abbandonate per puro piacere…
Tratto dal racconto Granai incendiati di Haruki Murakami, Burning è un’opera complessa e visivamente affascinante che mescola abilmente mistero e critica sociale: Parte pianissimo, facendosi apprezzare per la regia sopraffina e il talento dei protagonisti (lui incredibile, lei ammaliante) fino quasi alla fine non si capisce esattamente dove voglia andare a parare e poi… esplode e tutti gli insignificanti dettagli (meglio, indizi) disseminati nelle due ore precedenti acquistano un senso compiuto. Il film lavora continuamente per sottrazione, lasciando immagini e dettagli che continuano a tormentare anche dopo la visione: l’orologio di Hae-mi, i gioielli nel bagno di Ben, la serra forse incendiata, il lago, gli abbracci ambigui. Tutto resta sospeso, come una combustione lenta che continua anche a film finito. È proprio questa sensazione di inquietudine persistente a rendere Burning così ipnotico. Gran thriller, anche se la categoria gli va stretta.

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