
Gigantesco ritorno di Park Chan-wook, che firma l’ennesimo filmone (forse il suo migliore in assoluto), mescolando noir, thriller e romance, elaborando una storia complessa e sofisticata e girando con una perizia tecnica inarrivabile delle sequenze assurde e originali (l’interrogatorio “flirt”, l’inseguimento di un sospettato, il ritrovamento del cadavere), il tutto con il gusto iconoclasta e l’ironia al nero vista ai tempi di Old Boy, ammiccando un momento a Hitchcock e un altro a Satoshi Kon. Montaggio ultraterreno, cast perfetto. Premio alla regia a Cannes strameritato, anche se quest’anno c’era il mondo in concorso e la qualità era altissima.
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