Una storia di pessimismo cosmico (in sintesi: quattro famiglie disastrate, non solo economicamente ma soprattutto dal punto di vista etico morale, della suburbia romana, vengono raccontate dal punto di vista dei bambini) dove tutto è impeccabile: regia, cast (i quattro ragazzini sono incredibili, cosa rara nel cinema italiano attuale, mentre Germano tira fuori dal cilindro una sequenza impensabile e di grande spessore drammatico), dialoghi, musica. Un’opera rarefatta, poetica e terrorizzante che inquieta e disturba. “O come t’inganni Se pensi che gl’anni Non hann’da finire, Bisogna morire…”