
Nicole e Charlie, coppia newyorkese composta da un’attrice e un regista teatrale, si ritrovano a vivere la dolorosa ma inesorabile disgregazione del loro matrimonio, soprattutto quando lei decide di trasferirsi a Los Angeles con il figlio e avviare le pratiche del divorzio. Ciò che inizia come un percorso intimo e civile degenera, con l’entrata in scena di avvocati e dinamiche legali, in una battaglia di ruoli, parole e rappresentazioni.
Baumbach abbandona ogni tentazione melodrammatica per restituire la complessità della separazione con uno stile limpido e controllato, facendo dei dialoghi, della messa in scena teatrale e del dispositivo giuridico altrettanti strumenti di disvelamento. Il teatro – esplicitamente presente sia come professione dei protagonisti che come dispositivo formale – diviene il prisma attraverso cui leggere l’intera narrazione: recita, artificio, rivelazione. E proprio come sul palco, anche nella quotidianità sentimentale si susseguono ruoli, maschere, monologhi, confessioni. Storia di un matrimonio è dunque un’operazione profondamente consapevole: se da un lato omaggia i maestri, dall’altro si emancipa attraverso una scrittura sottile e un uso sapiente della forma. Il risultato è un film profondamente moderno, lucido nel rappresentare l’implosione dell’intimità coniugale e disincantato nel mostrare come l’amore, quando svanisce, lasci dietro di sé non tanto macerie, quanto narrazioni in conflitto.