MILLENIUM ACTRESS

Dei vecchi studi cinematografici vengono demoliti per far posto a nuovi uffici. Un giornalista e un cameraman vanno a intervistare una vecchia attrice, protagonista di mezzo secolo di produzioni degli Studios falliti: inizia per tutti un lungo viaggio che mescola la vita dell’attrice, i suoi film e un millennio di storia giapponese. Millennium Actress, secondo film e secondo capolavoro assoluto di Satoshi Kon che, avvicendando ambientazioni ed epoche storiche, racconta in un’unica storia l’eterna ricerca dell’amore puro e assoluto. Dietro la struttura apparentemente lineare del melodramma si nasconde uno dei dispositivi narrativi più complessi e vertiginosi dell’animazione contemporanea. Una giovane attrice incontra un uomo in fuga, se ne innamora e trascorre il resto della vita cercandolo: potrebbe sembrare la trama di un mélo classico, quasi archetipico. Ma Kon prende questa semplicità e la trasforma in un labirinto di immagini in cui il cinema, la memoria e la Storia giapponese si sovrappongono fino a diventare indistinguibili. Ogni scena è contemporaneamente confessione autobiografica, ricostruzione storica, performance attoriale e riflessione sul potere dell’immagine. Chiyoko non racconta soltanto la propria vita: la interpreta di continuo, la reinventa, la attraversa come se ogni ricordo fosse un set cinematografico ancora aperto.Tecnicamente impensabile, con continue transizioni tra passato e presente, pieno di idee originali (il duo di intervistatori “entra” nei film come co-protagonista, attraversa guerre, inseguimenti, catastrofi, castelli feudali e missioni spaziali come se il cinema fosse un unico flusso continuo capace di inglobare tutto), introspettivo e malinconico nel raccontare la predestinazione degli individui e musicato alla grande da Susumu Hirasawa. Millennium Actress continua a sembrare un film fuori dal tempo. Non soltanto perché anticipa riflessioni contemporanee sulla memoria, sull’identità e sulla manipolazione dell’immagine, ma perché riesce a parlare del cinema come esperienza totale: sogno, archivio, trauma, desiderio, spettacolo, illusione e sopravvivenza. Kon smonta il linguaggio cinematografico pezzo per pezzo solo per ricomporlo in una forma nuova, libera, emotivamente purissima.

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