SORRY WE MISSED YOU

Grande Ken Loach, che a 83 anni suonati distribuisce ancora calci in culo alla società moderna e ai neo schiavisti della gig economy. Piovono sempre pietre, come trent’anni fa, ma oramai anche il lieto fine é un traguardo irraggiungibile. Nel raccontare la parabola discendente di una famiglia ordinaria sotto la pressione di un sistema economico impietoso, il film alterna il dramma quotidiano a momenti di umanità e ironia, offrendo squarci di intimità struggente e riflessioni acute sul fallimento del sogno collettivo. La sceneggiatura di Paul Laverty non si limita a osservare, ma interpreta la realtà, mettendo in parallelo passato e presente, memoria e disillusione. L’evocazione degli scioperi dei minatori del 1984, contrapposta alla solitudine dell’attivismo odierno, sancisce la dissoluzione della coscienza di classe, sostituita da un individualismo impotente. Sorry We Missed You non è solo un film sul lavoro, ma una denuncia contro il lavoro così come oggi viene concepito: un dispositivo spietato che consuma il tempo, la dignità e l’identità dell’individuo. Come ricordava Mujica, “la vita è un dono”, ma Loach ci mostra come venga quotidianamente barattata con l’illusione del consumo. Alla fine della visione, persino il più innocuo acquisto online si carica di un peso etico. E davvero era ora che qualcuno ce lo ricordasse. Attori giganteschi, come sempre, forse c’è un eccesso di manicheismo (oggettivamente le sfighe che si accumulano sulla famiglia sono davvero troppe), ma oramai a parlare degli ultimi e dei penultimi sono rimasti solo lui e Guédiguian, quindi lunga vita e prosperità a entrambi…

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